A Londra in metro con Boris Johnson a parlare male dell’euro

Londra. E’ mattina, sulla Picadilly Line c’è il solito caos di quest’orario, la gente è persa nei suoi pensieri e nei suoi tablet. A un certo punto sale un signore biondissimo, vispo, sorridente. E’ il sindaco, Boris Johnson, uno dei volti più riconoscibili della politica britannica, in campagna elettorale: il 3 maggio si saprà se sarà lui ancora il capo della città in occasione dell’estate più importante di Londra. Quella del Giubileo di Diamante – i 60 anni di regno della regina Elisabetta – e quella delle Olimpiadi.
16 AGO 20
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Londra. E’ mattina, sulla Picadilly Line c’è il solito caos di quest’orario, la gente è persa nei suoi pensieri e nei suoi tablet. A un certo punto sale un signore biondissimo, vispo, sorridente. E’ il sindaco, Boris Johnson, uno dei volti più riconoscibili della politica britannica, in campagna elettorale: il 3 maggio si saprà se sarà lui ancora il capo della città in occasione dell’estate più importante di Londra. Quella del Giubileo di Diamante – i 60 anni di regno della regina Elisabetta – e quella delle Olimpiadi. Lo sfidante è un altro volto notissimo della città (non siamo gli unici a vedere e rivedere sempre le stesse sfide, evidentemente), Ken Livingstone, meglio conosciuto come “Red Ken”, Ken il rosso, che vuole riprendersi il posto che Johnson gli ha rubato, a sorpresa, nel 2008.
Quando Johnson sale sulla carrozza della metropolitana, una signora emozionata inizia a discutere con lui della crisi umanitaria in Siria per finire poi a parlare della tradizione sufi. Johnson risponde a tono, con fare molto cordiale, tanto che la signora trova il coraggio di mettere in mano al sindaco un proprio biglietto da visita stropicciato, maldestramente ripescato dal fondo della borsa. Poi tocca al Foglio e davanti a un giornalista il sindaco recupera il piglio elettorale. “Non c’è modo migliore di attraversare Londra. La metropolitana è senza dubbio il mezzo più veloce – ci spiega con soddisfazione e orgoglio – E poi come potrei non usarla? Oltre a essere il sindaco sono a capo di Transport for London, l’autorità che gestisce il trasporto pubblico della capitale, e se non la usassi sarebbe un po’ strano”.
Johnson soprattutto guida la città in cui ha sede la City, il cuore della finanza inglese che è anche il cuore di tutta l’economia britannica. Il 30 per cento del pil del paese viene creato a Londra. Su Time magazine, un articolo pieno di dati e informazioni spiegava che i banchieri sono la categoria più odiata del paese – c’è anche un accanimento mediatico nei loro confronti, va detto – ma la City e il settore finanziario restano i capisaldi di tutto il sistema paese del Regno Unito. Cioè se non si salva la City, non si salva nemmeno l’Inghilterra. Per Boris Johnson è una manna: da qui, da questa rielezione, se ci sarà, può iniziare la cavalcata vera, quella che porta a Downing Street, al posto dell’amico-nemico David Cameron.
Per il momento Johnson cerca di tenere lontano lo spettro dell’euro: è contrario a ogni bailout possibile, non vuole pagare per errori di altri. “Queste elezioni non hanno niente a che fare con la crisi dell’Eurozona – conferma deciso – Resto contrario a concedere aiuti ai paesi europei in difficoltà; l’Europa deve risolvere i propri problemi con le proprie forze. Anche l’Italia dovrà imparare ad aiutare se stessa. L’ho detto anche ieri sera parlando al Club di Londra”, afferma un po’ sulla difensiva Johnson, mentre la folla attenta e discreta approva le sue parole con impercettibili cenni del capo: l’euroscetticismo è uno dei grandi elementi dell’unità britannica. Ma quel che conta ora per il sindaco è parlare delle questioni locali. “Riguardo alle elezioni del 3 maggio – dice – mi concentrerò soltanto su come risolvere e come migliorare il futuro di Londra. Voglio tagliare i costi di City Hall, creare 200 mila posti di lavoro e ridurre i ritardi dell’underground del 30 per cento entro il 2015”. Quest’ultima iniziativa, seppur soltanto l’ottavo punto del programma su nove, è tra le più sentite da Johnson. Il sindaco usa sempre la metropolitana (quando non va in bicicletta, s’intende), noncurante del fatto che questa piccola tradizione che entusiasma tanto i londinesi sia stata resa famosa da Ken il Rosso (e poi oltreoceano dal sindaco di New York, Michael Bloomberg). Poi ovviamente ci sono le Olimpiadi, che prenderanno il via il 27 luglio. Non c’è tema che più incuriosisce i pendolari del mattino, che abbandonano il tipico contegno inglese e allungano le orecchie per sentire che cosa dice il sindaco: “Le Olimpiadi saranno un successo garantito. Tutto sarà pronto, non ci saranno problemi e saranno uno spettacolo. C’è davvero poco di cui preoccuparsi”, annuncia Johnson con il tono trionfale che sa sfoderare con sublime arroganza.
Alla fermata di Hyde Park Corner il sindaco scende dalla metropolitana per immergersi nella folla del centro e parte un chiacchiericcio eccitato. “Io voterò di nuovo per lui”, conclude una signora di mezza età rivolgendosi ai suoi compagni di viaggio. Se i piccoli comizi mattutini varranno la rielezione del sindaco è presto per dirlo: gli ultimi sondaggi YouGov danno i due contendenti in uno stretto testa a testa. Sono entrambi due politici carismatici, con una forte presa in città, uno troppo “rosso” per stare dentro al Partito laburista (soprattutto quello blairiano che invase l’Iraq, questo edulcorato di Ed Miliband forse gli assomiglia di più), uno troppo “blu” per stare dietro al conservatorismo compassionevole e austero di Cameron e del suo cancelliere dello Scacchiere, George Osborne (senza i quali però Johnson non sarebbe mai riuscito a diventare sindaco, ma questo accadeva tanti anni fa).
Di certo, queste settimane elettorali non saranno noiose. Livingstone e Johnson sono rissosi, non si tirano indietro di fronte a nulla. Lunedì scorso c’è stato un primo assaggio. In un confronto radiofonico, il primo, Ken il Rosso ha accusato Johnson di inganni e omissioni sui guadagni e i pagamenti delle tasse, in un momento in cui trasparenza e soldi non sono temi che si possono affrontare con leggerezza (la disoccupazione giovanile è al 22,5 per cento, secondo molti studi ufficiali, la recessione è ufficiale). E’ finita con Johnson che gridava a Livingstone, per tre volte di fila, “sei un fottuto bugiardo”. Il collegamento radiofonico era terminato, nessuno li ha sentiti, ma sui giornali non si parla d’altro. Johnson ha pubblicato la sua denuncia dei redditi per far tacere “il bugiardo”, e quando gli è stata proposta una tregua per calmare gli animi ha risposto: non ci penso neanche.